I nomi dei tè

Tie Guan Yin

Pu-Erh

Golden Monkey

Tie Guan Yin

 Tie Guan Yin significa in cinese dea di ferro della compassione. La leggenda narra di un contadino che andando al suo campo passava ogni giorno nei pressi di un antico tempio dedicato alla dea, che stava lentamente andando in rovina. Preoccupato per le sorti del tempio ma povero come era, il contadino inizio' ogni settimana a femarsi al tempio prima di andare al lavoro, prendendosene cura e accendendo incensi alla dea. Una notte, la dea stessa gli apparve splendente in sogno, rivelandogli l'ubicazione di una grotta dove avrebbe trovato un tesoro prezioso. Nella grotta c'era un germoglio di te', che il contadino fece crescere e di cui condivise i germogli con gli abitanti del villaggio, facendone presto una delle piu' grandi ricchezze della regione, dove tutt'ora risplende il tempio dedicato alla dea da cui la varieta' di te' prese il nome.

Pu-Erh

Centinaia di anni fa, sulla montagna di Xu Li nella regione Pu-Erh dello Yunnan, viveva un Hani, chiamato Grande Fratello Wang. Wang era un coltivatore di riso forte e robusto. Insime  a sua  moglie Aspetto Splendente, si occupava anche di una piccola piantagione di tè. Oggi mattino presto vi si recava per togliere le erbacce, smuovere il terreno e  prendersi cura dei piccoli arbusti. Poco a poco, la piantagione si faceva più fitta e rigogliosa, le foglie più verdi, e le piantine più cariche di boccioli. Wang era amichevole con tutti i vicini di ogni etnia, spesso li invitava a gustare una tazza del suo ottimo tè e non li lasciava ripartire senza aver riempito loro le mani di foglie preziose. Fu così che iniziarono a diffondersi voci sulle virtù del suo tè, chi diceva che aveva rinvigorito gli anziani, chi dato sollievo agli ammalati, o fecondità alle donne o energia ai  più giovani.

Queste voci giunsero fino alle autorità locali, e un giorno il sottintendente Yi si recò alla piantagione sulla sua portantina scortata da numerosi servitori. Quel giorno Wang era impegnato ad arrotolare meticolosamente le foglie di tè, e all’arrivo del corteo del sottintendente non mosse un muscolo e proseguì intento nel suo lavoro. Sua moglie Aspetto Splendente si affrettò verso il sottintendente con un sorriso sforzato, preoccupata che il silenzio di suo marito non ne attirasse le ire, e mise l’acqua sul fuoco. Il sottintendente, che si rimpinzava ogni giorno di anatre, pesci e altre leccornie, ne assaporò rumorosamente qualche sorsata, e mentre il dolce sapore del liquido bollente gli penetrava i sensi, gli sembrò di sentirsi sciogliere i grassi superflui, e si sentì improvvisamente euforico e leggero. ‘Eccellente!!Eccellente!! Esclamò battendo le mani. Non sono dunque venuto per nulla!’ Wang continuò in silenzio il suo lavoro. Il sottintendente fece il giro di tutta la piantagione con i suoi uomini, poi si parò rumorosamente davanti a Wang e gli disse: ‘Vecchio, ho deciso di comprare tutto il tuo tè!’. Il capo del villaggio si avvicinò a Wang e gli sussurrò nell’orecchio la preghiera di accettare l’offerta per il bene della sua gente. Wang gli rispose: ‘Questa piantagione è opera mia, e vendo il mio tè a chi mi pare.’ Sua moglie Aspetto Splendente si precipitò a scusarsi in sua vece, assicurando che accettavano con onore la sua offerta, e  porgendogli le due ceste di tè che erano già pronte. Il cuore di Wang si spezzò per il dolore. Ma il sottintendente, che era un uomo stupido e crudele, la sospettò di nascondere altre ceste e fece perquisire la casa. Poiché non trovò nulla, per vendicarsi sentenziò: ‘Da oggi in poi, la vostra famiglia produrrà questo tè a mio esclusivo uso  e consumo, e se non me ne porterete almeno duecento ceste all’anno, pagherete ammenda e sarete decapitati.’ E ripartì sulla sua portantina. Wang sputò sul terreno alla  partenza del prefetto e non uscì mai più dal suo silenzio.

Il sottintendente, orgoglioso del suo gesto, continuava a rimuginare sul nuovo tè, e decise di presentarlo al sottoprefetto con la speranza di una promozione. Lo stesso fece il sottoprefetto con il prefetto, ed il prefetto quando si presentò all’imperatore per il tributo annuale. L’imperatore apprezzò grandemente il nuovo tè, e lo fece servire a tutti i mandarini in occasione di un grande banchetto. E fu così che, di scalino in scalino, il tè di Wang, conosciuto come Pu-Erh Cha, raggiunse fama e diffusione in tutta  la Cina, a prezzo della pace del piccolo villaggio nel quale era stato coltivato con amore.

Golden Monkey (Hou Erh Cha)

Su una montagna isolata su cui si arrampicano le bestie selvatiche si trova il Monastero della Saggezza. E' circondato da foreste in fondo ad una valle angusta, ed i monaci vivono dei frutti della terra e della raccolta del tè. Hanno il capo rasato e si vestono con una semplice tunica blu. 

Un giorno, un novizio lavorava nel frutteto, le pere quasi mature, di sarebbe iniziata la raccolta il giorno seguente. Il novizio si sedette un momento a riposare contemplando il frutteto, quando fu colpito dalle strida acute di un gruppo di scimmie che saltando da un ramo all'altro della foresta fino al muro del convento si introdusse nei frutteto, appollaiandosi sui peri e rubandone i frutti maturi. Il novizio ripresosi dallo spavento corse  a cercare aiuto, e i monaci tornarono tutti insieme con i loro bastoni urlando per cacciare le scimmie. Le scimmie con un gran rumore depredarono gli ultimi frutti dagli alberi e  fuggirono nella foresta, lasciando la desolazione nel frutteto: frutti mordicchiati, rami spezzati, erba calpestata. Che dire dunque all'abate del convento, tanto attaccato alle sue pere e tanto famoso per le sue collere? Allertato dalle urla e dai rumori di lotta, quest'ultimo arrivò nel frutteto tra le teste chine dei monaci. L'abate si limito  ad aggrottare le sopracciglia e commentò: 'Se le scimmie sono giunte fino a qui, saranno state spinte dalla fame. Certo, è una grande perdita per noi, ma dobbiamo avere compassione per gli animali. Se dovessero tornare, lasciatele fare.' 

Qualche settimana più tardi cadde la neve, molto prima che gli altri anni. Una spessa coperta bianca copri' la foresta, gelando i corsi d'acqua, e facendo morire gli animali di freddo. Un giorno più gelido degli altri il branco di scimmie fece di nuovo irruzione nel giardino del convento. Si lanciarono per le finestre, per le porte, alla ricerca di cibo. L'abate ordinò di portare  loro due sacchi di frutta nel giardino. Tra le scimmie si trovava un anziano, con un ciuffo di pelo bianco sul capo, che ordinò a due scimmie più giovani di prendere i sacchi e poi siallontanò col branco. Prima di partire, la scimmia anziana si voltò verso l'abate, e si inchinò come per ringraziarlo. L'abate stupito pensò: chi è dunque questa scimmia? Se dovessero tornare, li accoglieremo come degli amici. 

Il terribile inverno finì. Gli alberi da frutto  si ricoprirono di gemme dorate, gli arbusti di tè di giovani germogli, approssimandosi il momento della raccolta.  Ogni mattina, i monaci raccoglievano le giovani foglie, interrompevano a pranzo per il calore del sole, mentre le scimmie dagli alberi vicino li osservavano attentamente. Una mattina durante il lavoro, la scimmia anziana lanciò un grido, e si dileguò tra gli alberi seguita dalle altre. I monaci si spaventarono e rientrarono al convento, interrogandosi sull'accaduto. 

Trovarono sul pavimento due grandi sacchi pieni di foglie di tè. L'abate esaminò le foglie, di un verde tenero e leggero, e decise di assaggiarle. Fece preparare l'acqua, e ne risulttò un tè leggermente dorato, dal profumo delicato e sottile. L'indomani trovarono le scimmie appollaiate sul muro del fruttetoò di nuovo, a metà mattina, la scimmia anziana lanciò un grido e sparì tra gli alberi, seguito da tre monaci. Le scimmie si fermarono ai piedi di un dirupo, e si fermarono di fronte a degli alberi giganteschi: delle piante di tè selvatico. Alti più di dieci metri, i tre monaci non riuscivano a tenersi per mano per circondarne il tronco: impossibile arrivare a raccoglierne le foglie senza l'aiuto delle scimmie.  I monaci ringraziarono le scimmie, e ad allora, il monastero divenne meno isolato tra le montagne.